Pasquale Carrozzo, animatore del blog dei praticanti commercialisti: «Per evitare lo sfruttamento servono più controlli»

Di Fabrizio Patti - 08 agosto 2009 In Interviste

Pasquale Carrozzo, detto Doc, 30 anni, è un praticante commercialista di Taranto. Circa un anno e mezzo fa ha dato vita a un blog animato dedicato ai praticanti commercialisti. Nel sito si discute di novità utili alla professione, ma anche dei problemi dei praticanti.

Doc, che cosa ha dedotto dalla frequentazione virtuale dei praticanti? Qual è l’umore medio dei praticanti commercialisti?

L’umore è molto basso, molti praticanti si sentono all’inizio sfruttati. Appena laureati si ha la prospettiva di fare tre anni di gavetta.  Quelli che sono più motivati insistono, ma hanno comunque difficoltà economiche da affrontare. Dopo un anno e mezzo o due l’umore si solleva e cominciano ad avere dei benefici economici.

E dopo la pratica?

A quel punto bisogna fare una scelta: continuare a fare il lavoro dipendente presso lo studio o mettersi in proprio. Molti decidono di rimanere negli studi, spesso non si mette a frutto fino in fondo quello per cui si è studiato ma si ha la certezza di guadagnare 1.000-1.200 euro al mese. Per chi si mette in proprio, invece, le prospettive di guadagno sono maggiori, visto che il reddito medio è di circa 36mila euro all’anno. 

Quanto guadagnano i praticanti? Lei ha anche lanciato un sondaggio sul blog in cui ciascuno ha dato una cifra diversa. Cosa accade in un caso tipo?

La prassi dovrebbe essere: all’inizio si fa la pratica gratis o al massimo per 300 euro. Il secondo anno il rimborso sale a 5-600 euro. Alla fine si arriva a mille euro. Suppergiù avviene così in tutta Italia: al nord chiaramente si prende di più, a volte mille euro già alla fine del secondo anno.

I praticanti hanno modo di pagarsi i contributi previdenziali?

Sì, è possibile iscriversi alla cassa previdenziale e recuperare i tre anni di praticantato versando volontariamente i contributi. In pochi però lo fanno.

Cosa fa un praticante commercialista?
Svolge attività molto varie. In genere si parte con la registrazione degli eventi contabili più semplici per arrivare alle cose più complesse come redazione dei bilanci, dichiarazioni dei redditi, valutazione di un’azienda, finanza agevolata, cause tributarie ed operazioni da curatore fallimentare. Il dominus fa un inserimento graduale del praticante. Difficilmente a un praticante all’inizio viene data una pratica da seguire.

Il rappresentante dell’Unione giovani avvocati ha detto che bisogna evitare che il praticantato sia un modo per avere lavoratori dipendenti sottopagati.  Vede il rischio di abusi da parte dei domimus o le sembra un percorso in genere virtuoso di apprendimento?

Percorso virtuoso direi di no. È doloroso dirlo, ma sarebbe necessario che ci fossero più controlli da parte dell’Ordine. Già ora i praticanti devono compilare un libretto e riportare che cosa si è fatto, ma sarebbero auspicabili controlli meno formali. Ci sono situazioni spiacevoli in cui per tre anni si fa solo lavoro dipendente sottopagato e si impara poco.

Cosa ne pensa della proposta di poter svolgere la pratica anche presso un dominus iscritto da meno di 5 anni all’albo?

Io credo che il vincolo di 5 anni di iscrizione minima per avere praticanti sia giusto. Perché bisogna dimostrare sul campo di essere preparati prima di insegnare agli altri.

L’esame. Gli ultimi dati parlano di una estrema differenza tra le sedi. Che tu sappia ci sono casi di turismo professionale?

Forme di “turismo” certamente ci sono. Si cerca in tutti i modi di trovare le sedi più “appetibili” in cui svolgere l’esame che, faccio notare, è molto complesso. L’esame si può sostenere in tutte le sedi e non solo in quella in cui si è svolta la pratica [come avviene per gli avvocati, ndr].

Cosa cambierebbe lei nel sistema di praticantato attuale?

Innanzitutto maggiori controlli dell’Ordine sulla qualità della pratica. E poi credo che si dovrebbe riconoscere una retribuzione minima ai praticanti. Non dico dal primo anno, ma sicuramente dal secondo, per a quel punto il praticante diventa produttivo per lo studio. Sarebbe anche un incentivo per continuare la professione. In ogni caso lo stato dovrebbe intevenire con aiuti economici, per esempio borse di studio, almeno in favore dei più meritevoli che non hanno la possibilità di completare la loro formazione professionale.

 

Fabrizio Patti

Per saperne di più su questo argomento, vedi anche l'articolo «Commercialisti, l'esame è una scommessa - Pianeta praticanti: inchiesta della Repubblica degli Stagisti / seconda puntata»

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