«Ogni giovane è un investimento»: l’Amesci international meeting dà fiducia alle nuove generazioni

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 31 Mar 2015 in Notizie

Tre giorni di confronto internazionale sulle politiche giovanili: è successo a Napoli dal 24 al 26 marzo grazie all’Amesci International Meeting, in cui giovani, politici, stakeholders, giornalisti si sono incontrati per discutere attraverso le più moderne tecnologie di tematiche attualissime come università, formazione, lavoro, servizio civile universale. Un’occasione per presentare anche il progetto Mille giovani per l’Italia, annunciato dal presidente Amesci, Enrico Maria Borrelli, e il Rapporto annuale dell’associazione, alla presenza del sottosegretario al ministero del lavoro con delega alle politiche giovanili e al servizio civile, Luigi Bobba (nella foto), del deputato del Partito democratico Francesca Bonomo, degli assessori al lavoro e alle politiche sociali della regione Campania, Severino Nappi e Bianca D’Angelo, e dell’assessore alle politiche giovanili del comune di Napoli, Alessandra Clemente.

Una tre giorni all’avanguardia, senza gerarchie tra i partecipanti, tutti invitati a darsi del tu per abbattere le distanze e cercare di arrivare subito ai problemi. Che sono comuni non solo tra i giovani italiani, ma anche all’estero. Tanto che all’evento erano presenti anche rappresentanti delle organizzazioni di sedici paesi stranieri che hanno preso parte all’assemblea costituente di Aim – Amesci international movement: «Un nuovo progetto associativo di politiche per i giovani in cui parleremo una lingua comune per cercare di costruire una rinnovata cittadinanza europea», ha spiegato il presidente Enrico Maria Borrelli.

Il meeting
, prima ancora che incontro tra giovani e istituzioni è stato anche opportunità di accedere a borse formative, visto che i partner dell’evento hanno messo a disposizione 213mila euro per 113 borse formative nei settori dell’inclusione sociale, della progettazione sociale ed europea o del business planning.

Non solo opportunità, ma anche e soprattutto confronto tra giovani e adulti che è stato decisamente proficuo, con decine di proposte arrivate dai focus group – che si occupavano di cultura, università, formazione e lavoro, servizio civile universale europeo e strumenti di partecipazione – e illustrate nella giornata di chiusura mentre i politici, mischiati al pubblico, prendevano appunti per dare poi delle risposte. 

Tra le proposte più interessanti arrivate dai giovani c’è innanzi tutto quella del gruppo “università” che chiede che le strutture siano accessibili ben oltre le 6 del pomeriggio - tradizionale orario di chiusura - e che nella scelta universitaria si orientino i giovani fin dalle scuole superiori. Concetto, quello dell’orientamento, condiviso dal gruppo “formazione e lavoro” che suggerisce anche una maggiore trasparenza e reperibilità delle informazioni che riguardano le opportunità di occupazione, magari istituzionalizzando degli sportelli ad hoc all’interno delle università. La circolazione delle notizie sembra essere il vero punto cruciale per i giovani che, infatti, dal focus group sugli strumenti di partecipazione chiedono una diffusione maggiore delle informazioni sui nuovi bandi di servizio civile, magari istituendo degli sportelli specializzati e più centri informa giovani sul territorio. Oltre all’istituzione dei forum dei giovani in tutte le città, così come prescrive la legge.

E dopo le proposte dei giovani, la parola è passata alla politica. Il primo a intervenire è stato il sottosegretario Luigi Bobba, che ha voluto sottolineare i traguardi raggiunti da quando ha ricevuto la delega per il servizio civile: «Abbiamo cercato di dare un po’ di vita a quello che qualcuno aveva definito un malato terminale. Il servizio civile rischiava di chiudere, ma poiché crediamo in questa esperienza, io per primo che l’ho anche fatta all’epoca, abbiamo cercato più risorse». Che sono state trovate, visto che l’anno scorso hanno partecipato 15.700 giovani, contro 90mila domande di adesione, mentre «quest’anno faremo partire circa 50mila giovani, sia perché sono state implementate le risorse del servizio civile, sia perché lo si può realizzare anche grazie a Garanzia Giovani. Anche la regione Campania ha, infatti, destinato delle risorse a questa opportunità».

Se quindi nelle scorse settimane grazie a questa nuova collaborazione hanno iniziato il servizio civile mille giovani, la vera notizia è che a breve, nel mese di maggio, «partirà, con il ministero dei beni culturali, un bando per 2mila giovani proprio nel settore della tutela e valorizzazione dei beni artistici, per mettere a valore il talento di quanti hanno, per esempio, studiato archeologia». E poi c’è la dimensione europea del servizio civile che il sottosegretario ricorda alla platea di giovani: «Sotto la forte spinta del presidente del consiglio abbiamo vinto un progetto con Germania, Francia e Inghilterra per realizzare un prototipo di servizio civile e creare qualcosa come l’Erasmus. Che è stata la via principale attraverso cui i giovani diventano europei ed è la traiettoria che vogliamo seguire anche per il servizio civile. Per questo cominceremo con un protocollo d’intesa con i francesi».

Alla platea che applaude, Bobba inizia a questo punto a snocciolare le ambiziose prossime sfide, prima fra tutti trovare le risorse economiche per confermare il traguardo dei 100mila giovani in servizio civile nel 2017. E poi provare ad allargare la platea dei destinatari: «Ora il servizio civile seleziona verso l’alto mentre vorremmo che potesse incontrare anche i giovani più sfavoriti, che non hanno avuto occasione di studiare e hanno meno opportunità». Prima di chiudere il sottosegretario sceglie di ricordare ai giovani una frase di sant’Agostino: «La speranza ha due bei figli: la rabbia e il coraggio». Gli stessi figli che Bobba spera nascano anche dal servizio civile: «La rabbia per dare impulso a cambiare le cose e non lasciarle così come sono, e il coraggio per cominciare a cambiarle».

Di fronte a un pubblico ormai "scaldato" dalle parole del sottosegretario tocca poi a Severino Nappi, assessore al lavoro e alla formazione in Campania, ritornare all’attuale tema dello scollamento tra scuola e lavoro. Problema a cui la Regione spera di metter fine attraverso la scommessa sulla Garanzia Giovani. Su cui senza mezzi termini cerca di smorzare le aspettative: «Ci hanno venduto l’idea che fosse un postificio e che solo perché partiva un programma in questo paese si sarebbero creati un milione e mezzo di posti di lavoro. Non è così. La Garanzia incrocia la domanda e l’offerta di lavoro e lo fa con strumenti particolari: dal tirocinio al servizio civile. In Campania» spiega l’assessore «abbiamo scelto di puntare anche su questo. Perciò la Regione ha stanziato 30milioni di euro, nessun altra regione ci ha creduto così tanto». L'assessore ricorda che 2700 ragazzi hanno già cominciato e c’è già un bando per altri 2700, con l’obiettivo di «far fare al servizio civile un salto ulteriore di qualità e farlo diventare luogo di anteprima per la certificazione delle competenze, dando valore economico, giuridico e sociale all’impegno dei giovani».

Tra gli altri intervenuti all’evento anche Francesca Bonomo, deputata del Partito democratico, che ha raccontato ai giovani come fare rete, mettersi in relazione, sia un punto decisivo al giorno d’oggi. Ma alla richiesta, arrivata a inizio giornata, di allargare l’età di partecipazione del servizio civile fino ai 30 anni, lei 28enne prende il microfono e chiede «ma perché? Penso ai colleghi degli altri Paesi e al fatto che noi qui siamo valutati sempre come troppo giovani. Lo dicono a me che ho 28 anni, mentre in un altro Stato a questa età sono già laureati, lavorano e hanno famiglia. Non sono d’accordo sull’ampliare la platea di quelli che nel nostro Paese vengono definiti giovani. Non lo siamo. Siamo persone che hanno acquisito delle competenze e con questa capacità possiamo far parte delle istituzioni».

L’Amesci international meeting
si chiude con l'appoggio sempre più forte delle nuove generazioni e l'entusiasmo per i traguardi raggiunti fino ad oggi. Ma soprattutto focalizzandosi sullo scambio continuo di informazioni ed esperienze, quelle che fanno dire “io sono stato qui” come parte di una collettività ma anche con il proprio vissuto e la propria individualità. L’incrocio di tutte queste conoscenze e competenze lascia, quando le luci si spengono, le migliori sensazioni ed emozioni ai partecipanti, buttando un occhio già al prossimo appuntamento.

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