«Alice senza niente», in un romanzo la vita nuda e cruda dei giovani squattrinati precari italiani

Può capitare di leggere un romanzo e identificarsi con il protagonista. Se il libro è ambientato nel presente, le probabilità aumentano. Con Alice senza niente (Terre di mezzo) schizzano alle stelle, perchè queste 91 pagine racchiudono il racconto per niente edulcorato della vita di ogni giovane precario italiano, messa impietosamente nero su bianco.
Ha colto nel segno Pietro De Viola [nella foto sotto], autore di questo piccolo caso editoriale nato come ebook in rete, con oltre
35mile copie scaricate in poco tempo e finito poi sugli scaffali delle librerie. Manifesto di un’intera generazione tanto che i lettori sul blog dello scrittore commentano: «Lo  sto divorando e mi sento già molto, molto meno sola» oppure «Tra una pagina e l’altra mi è venuto il mal di stomaco. È tutto così vero, ho pensato».
La protagonista è Alice, una laureata in Scienze politiche con il massimo dei voti alla continua ricerca di un lavoro che però non riesce a trovare. Passa da un colloquio all’altro, tutti fallimentari, e trascorre le giornate compilando form online alla sez
ione 'Lavora con noi'. Non importa in quale settore: dalla cassiera alla bancaria o all’infermiera, l’importante è guadagnare per vivere. Perché in realtà Alice non fa che sopravvivere, pensando a come risparmiare qualche centesimo e preparare dal nulla una cena che sfami lei e il suo ragazzo, Riccardo, con cui convive.
L’amore è il suo unico punto fermo, è la persona con cui condivide tutto che la fa sperare in un futuro migliore. Ma lui si trova nelle sue stesse condizioni: una laurea in legge e un lavoro come insegnante privato di chitarra a dieci euro l’ora che Alice si deve sorbire da dietro il separé sul suo letto (perché il loro appartamento ha un’unica stanza). C’è un che di tragicomico allora quando i due si trovano a esultare per l'invito a un vernissage di un’artista con buffet: finalmente avranno una cena come si deve invece del solito yogurt del discount. E qui compare l'unica
nota stonata, che discosta Alice  dalla realtà. Perchè quasi sempre i giovani italiani vengono supportati dalla propria famiglia, specie per esigenze primarie come il cibo. Nel libro l'amica di Alice, Silvia, che ha un lavoro fisso e un affitto, può sempre contare sull'aiuto dei suoi. Invece i due protagonisti no: sono orfani? Hanno litigato e rotto i rapporti con i genitori? Provengono da famiglie talmente indigenti da non essere in grado nemmeno di invitare i giovani affamati a cena per un piatto di spaghetti? O la loro è una scelta ideologica, di volersi mantenere da soli con le proprie forze anche a costo di soffrire - letteralmente - la fame?  Quello della famiglia è insomma un aspetto che l'autore avrebbe potuto approfondire di più, considerando come il welfare familiare sia un elemento portante del sistema economico italiano, difficile da ignorare.
De Viola
infila comunque un barlume di speranza, Alice avrà alla fine un suo riscatto dalla precarietà, fosse anche solo attraverso un sogno da realizzare. Così, alla fine della lettura, allo sconforto si sostituisce un sospiro di sollievo. Questa situazione di quotidiana disperazione, di alienazione cercando di non rassegnarsi, forse terminerà grazie a un'idea vincente che salverà Alice e il suo amore.
Alice senza niente ha un ritmo incalzante e si legge tutto d’un fiato. Rappresenta la condizione di tanti
trentenni italiani che vivono praticamente in povertà, schiacciati da un sistema socio-economico che li esclude. Alla faccia di chi li chiamava bamboccioni. Sono degli «asociali forzati», come li definisce De Viola, perché non possono neppure permettersi un aperitivo al bar con gli amici. Del resto l’autore è uno di loro: siciliano, classe 1980 e con una laurea in Scienze politiche, dichiara di non aver mai fatto per più di tre mesi di fila lo stesso mestiere, passando dal volantinaggio, alla vendita, all’insegnamento o all’agenzia immobiliare. Questo romanzo d'esordio delicato e piacevolissimo, nella cui protagonista un giovane italiano potrà forse trovare un alter ego, non è solo buona letteratura: è anche un grido di denuncia. E guai a non raccoglierlo.

Ilaria Mariotti


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